Castelli e Palazzi della Provincia di Lecce
 
Acaya, Frazione Di Vernole - Acquarica Del Capo - Acquarica Di Lecce, frazione Di Vernole - Alessano - Andrano - Aradeo - Arnesano - Borgagne, Frazione di Melendugno - Botrugno - Campi Salentina - Cannole - Caprarica Del Capo - Caprarica Di Lecce - Carmiano - Carpignano Salentino - Casamassella, Frazione Di Uggiano La Chiesa - Casarano - Castrignano Del Capo - Castrignano Dei Greci - Castro - Cavallino - Collepasso - Copertino - Corigliano D’otranto - Corsano - Felline, frazione Di Alliste - Galatina - Galatone - Gallipoli - Giuliano Di Lecce, Frazione Di Castrignano Del Capo - Lequile - Lizzanello - Maglie - Marittima - Martano - Martignano - Melendugno - Morciano Di Leuca - Muro Leccese - Nardò - Neviano - Otranto - Parabita - Patù - Presicce - Pisignano, frazione di Vernole - Ruffano - Sanarica - Specchia - Sternatia - Strudà - Taurisano - Tricase - Ugento - Vanze
 
 
Edificato nel 1506 per volere di Alfonso Acaya, il castello non subì modifiche importanti fino al 1714 quando Acaya fu assalita dai Turchi. La struttura presenta una pianta trapezioidale con due torrioni circolari e un bastione a punta di lancia nella parte situata a sud-est. Nella parte nord invece è presente la congiuntura con la cinta muraria mentre a est è posto l’ingresso del castello. La fortificazione è suddivisa in due piani. In quello inferiore erano situate le scuderie sostituite nel tempo da un frantoio oleario. Nel piano superiore erano invece disposte le sale dei signori. Una tra le più imponenti è quella posta a nord-est, in corrispondenza della torre, la cui caratteristica principale è la sua forma ennagonale. Sono presenti, inoltre, vari fregi che arricchiscono la stessa sala.

acaya - castello

Acaya - particolare castello

Acaya - interno castello

L’edificio presenta una forma quadrangolare dove ciascun lato misura 40 metri. Agli spigoli della costruzione sono state eretti dei torrioni dei quali ne è rimasto solo uno. La parte più antica del castello è stata costruita dalla famiglia normanna Bonsecolo ed era costituita da una struttura semplice ampliata poi negli anni dagli Orsini nel 1342. All’interno il tetto è a solaio rinforzato da archi. Nella sala da pranzo, invece, vi è una porta in arte barocca con arco spezzato. Gli altri due ingressi che abbelliscono la fortificazione sono rispettivamente ogivale e a tutto sesto.
 
Costruito da Giovanni Maria Guarino per volere del Governatore di Terra d’Otranto Ferrante Loffredo, la fortificazione ha una pianta rettangolare ed è suddivisa in due piani. L’accesso al castello era consentito grazie ad un ponte levatoio e inoltre vi sono resti di una piccola caditoia posta su mensole a doppia voluta. All’interno del piano terra vi sono archi poggianti su semipilastri a volte a stella. Mentre al piano superiore le volte sono a padiglione con unghie che poggiano su piccole mensole. Il pavimento della costruzione è in pietra sagomata con forme poligonali e con una cornice perimetrale.
 
A testimonianza della antica grandezza del paese, restano gli splendidi palazzi, che ancora oggi possiamo ammirare, come il Palazzo Ducale, della seconda metà del ‘400, la cui costruzione fu iniziata sotto la signoria dei Del Balzo. Come si evince da una stella a sedici punte sulla sommità di una finestra fu dei Gonzaga nel XVI secolo e negli anni fu rimaneggiato più volte.  Gli altri sono il Palazzo San Giovanni, il Palazzo Lègari (1536) e il Palazzo Orsi, con la sua artistica loggia ad archi e l’originaria merlatura.
 
Imponente fortificazione seicentesca su un originario impianto normanno (XII sec). Il castello a pianta quadrata con torrioni cilindrici e rettangolari, presenta una ricca facciata barocca relizzata dai Caracciolo. Un cornicione marcapiano divide il piano nobile da quello inferiore, mentre la facciata conserva una caditoia, perpendicolare al portale d’accesso.
 
Si tratta di una dimora signorile risalente al XVI secolo. Fu costruita su una struttura già esistente e subì modifiche a partire dal 1655. Presenta una facciata elegante e austera. Nelle vicinanze del palazzo è possibile ammirare la Colonna votiva di S.Giovanni Battista.
 
Impropriamente chiamato castello, nella costruzione è possibile notare la contrapposizione della mole, alquanto imponente, e della facciata che invece si presenta abbastanza sobria. A lato del palazzo vi è un oratorio tutt’ora utilizzato per tale fine. L’edificio è visitabile solo in parte e attualmente è utilizzato per manifestazioni di tipo culturale.
 
E’ una delle poche testimonianze dell’edilizia cinquecentesca. Il piano nobile del palazzo fu adibito ad abitazione mentre il piano terra fu adibito a magazzini, forno e deposito. Il portale d’ingresso alla corte è sormontato dall’impresa araldica, che nei suoi quattro riquadri presenta due volte lo stemma dei Guarini, quello della madre Caterina Tafuri e quello della madre della sposa, Raimondina Francone. Per quanto riguarda il palazzo Marchesale si sa solo che è del XVI secolo e che fu restaurato ed ampliato nella seconda metà del XVII secolo dal feudatario Prato.
 
Bellisario Petraroli entrò in possesso, per successione, del feudo di Borgagne e nel 1497 fece erigere la torretta del Castello che fu costruito nella parte più alta del feudo. La fortificazione presenta una pianta rettangolare ed è fornito di fossato con acqua, piombatoi e feritoie.
 
Il seicentesco palazzo marchesale dei Castriota- Scanderberg, sorto su fortificazione del ‘300, fu ampliato e arricchito dai Guarini dai quali prende il nome. Sulla facciata presenta un’elegante e ampia balconata. Il palazzo si presenta maestoso e conta 77 vani al piano terra e 46 al primo piano, due atri e un aranceto.
 
Risalente all’epoca degli Hohenstaufen, quando Federico II scelse la città come sua dimora estiva. Anticamente considerato castello passò ad essere un Palazzo con gli Enriquez. Nel corso degli anni ha subito parecchie modifiche ma sono rimasti intatti la facciata del palazzo e il portale d’ingresso. Quest’ultimo presenta due stemmi, uno della famiglia Paladini e uno della famiglia Enriquez.
 
Il Castello a Cannole fu fatto costruire dagli Orsini del Balzo nel 1413 con giardino baronale ricco di fontane in pietra leccese e ancora oggi si può ammirare un’artistica fontana denominata Belvedere. Della antica costruzione sopravvive oggi una torre.
 
Il Castello di Caprarica del Capo fu edificato nel 1524 dall’architetto tricasino Antonio Renna per volere dei feudatari Bonsecolo. Ha una forma rettangolare, 4 torri cilindriche agli angoli, di cui ne rimane solo una, e un piombatoio sulla porta d’ingresso. Anticamente intorno vi era un fossato sormontato da un ponte levatoio. Nel Castello c’erano molte stanze, pozzi, granai, alcune botole dove mettevano i prigionieri e li lasciavano morire e infine una prigione. C’era anche una chiesetta dedicata a S. Cristoforo, oggi completamente distrutta.
 
Palazzo baronale del XVII-XVIII secolo con ampio portale sovrastato da un sontuoso balcone barocco. Dotato di colonna angolare sulla quale è incisa la data 1783.

Il Palazzo è la testimonianza della permanenza dei Padri Celestini a Carmiano, che si insediarono nel 1448. E’ stato realizzato in varie epoche e si pensa che il nucleo più antico risalga alla prima metà del XIVsecolo. La sua imponenza deriva dalle sue dimensioni in lunghezza, pari a 45,50 metri, e in altezza, pari a 13 metri. Completamente realizzato in conci di tufo locale, è suddiviso in due piani, con sale grandiose.
 
Palazzo ducale Ghezzi sorge su una fortificazione del XIV secolo voluta dagli Orsini e rimaneggiata nel corso dei secoli.
 
L’edificio della seconda metà del tredicesimo secolo è stato per lungo tempo dimora di Ruggero Malamonte. Il castello è passato nelle mani di molti fino alla data del 1476 quando il re Ferrante d’Aragona lo riconsegnò nelle mani della famiglia Malamonte. Nel corso degli anni sono stati effettuati molti cambiamenti come, per esempio, la costruzione di nuovi ingressi e finestre ma furono anche tolti il fossato e il ponte levatoio. Nel ‘700 divenne proprietà dei De Marco che lo trasformarono in un palazzo nobiliare.
 
Il castello è una costruzione ricca di mistero. La fisionomia della costruzione, anche se dispone di muri di cinta, è semplicemente una villa e la sua costruzione risale intorno al 1800. All’interno possiamo trovare numerose pitture a parete. Una leggenda, racconta la misteriosa morte del giovane Pio, figlio del proprietario avvocato Pio. Si narra infatti che una donna del paese, dopo essersi appropriata di uno stelo di glicine che sporgeva in strada dalla recinzione della villa, venne arrestata. Questa lanciò una maledizione contro il proprietario e poco dopo morì il figlio di questo.
 
L’antico castello, crollato per un terremoto, lascia il posto a palazzo Fersini nel 1460 che emerge per imponenza e struttura militaresca nell’antico Borgo Terra. È un castello con un torrione che sopravvisse al dissesto idrogeologico cui spesso andava soggetto il centro abitato.
 
Il castello baronale, nominato in una pergamena di Carlo I d’Angiò, anticamente era circondato da un fossato e munito di un ponte levatoio. Sul portone d’ingresso si vede lo stemma nobiliare della famiglia Gualtieri. La struttura muraria ha subito numerose modifiche in epoca medioevale, rinascimentale e nel recente passato.
 
Si è venuto a conoscenza che un castello che difendeva la città di Castro esisteva già nel XIII secolo. Ma è a partire dal 1480 che la costruzione già angioina acquisisce lo stile aragonese e in seguito viene distrutto a causa di un assalto da parte dei Turchi. Quella non fu l’ultima volta in cui i Turchi attaccarono il paese di Castro, infatti ci furono altri due assalti alla città. Oggi ciò che rimane dell’edificio è una torre circolare, un bastione lanceato, la “Torre del Cavaliere” e alcune cortine murarie.
 
Palazzo posseduto dai Castromediano risalente al ‘500, durante i secoli è stato rimaneggiato più volte. La costruzione, che gli abitanti chiamano erroneamente Castello, è composta di una semplice facciata a merlatura e loggia con balaustre, di un vasto atrio con l’enorme statua di pietra raffigurante Kiliano di Limburg, capostipite della casa dei Castromediano, della cappella di S. Stefano con pregevoli pitture e della galleria con numerose statue in pietra leccese e con soffitto affrescato.
 
È un’antica fortezza cinquecentesca costruita nel 1576 da Pietro Massa, sopra ad un’altra già preesistente costruzione, ossia una torre di difesa delle campagne in epoca bizantina. Tale palazzo, però, è divenuto il centro dell’attività politica e culturale collepassese sotto l’egemonia della Baronessa Aurora Leuzzi.
 
Si presenta con il classico mastio angioino caratterizzato dalla sommità arrotondata. Fu progettato nel XIV secolo dall’architetto Evangelista Menga e fu terminato nel 1540. La struttura del castello ha una forma quadrangolare con agli spigoli quattro bastioni a punta di lancia e tutto intorno circondato da un profondo fossato. All’interno, nel cortile è possibile notare anche i resti di vecchie fortificazioni.
 
Il castello è stato costruito agli inizi del ‘400, su di un edificio preesistente a pianta quadrata, e presenta quattro torrioni agli angoli ed un fossato costruiti dopo la liberazione di Otranto dai turchi. Ogni torrione è dedicato ad un santo diverso, posto in rilievo su ogni sommità. La facciata è stata rifatta ed abbellita nel 1667 da F. Manuli e rimane un bell’esempio di barocco in provincia. Dopo la fine della casata Delli Monti, il castello passò alla famiglia Trani, che lo trasformò in palazzo ducale nel 1667.
 
Il Castello Baronale Capece fu fatto erigere intorno al XVII secolo. Modificato col passare degli anni, alla fine fu adibito a deposito per la lavorazione del tabacco. Presenta un giardino pensile e attualmente è in precarie condizioni. Le stanze presentano volte a stella e a botte. Inoltre vi sono resti di affreschi in alcuni vani del piano nobile e di decorazioni di stucco e di pietra nella sala del trono. Al corpo principale un tempo era annessa la cappella di S. Vito.
 
Costruito sotto la dominazione normanna, è stato ampliato e rimaneggiato nel corso dei secoli durante i quali è stato trasformato in palazzo nonchè antica sede del Signore locale. Ha una struttura quadrangolare, con due torri ai lati della facciata principale dove si trova il portone d’ingresso. Su tutti i lati della struttura si trova un camminamento con balaustra sorretta da mensoline in carparo. Domina la Piazza principale del paese con la sua imponente mole che lo rende uno dei castelli più importanti e ben conservati del Salento. Nelle sale del piano superiore inoltre vi è la presenza di antichi affreschi.
 
Oggi sede municipale, il palazzo è l'antico ospedale di Santa Caterina, realizzato per volere di Raimondello Orsini del Balzo verso la fine del XVI secolo, annesso al Convento e alla Basilica di Santa Caterina d’Alessandria. Nell’atrio sono visibili l’antico stemma degli Olivetani e quello degli Aragonesi. Una finestra, posta sul portale interno attraverso cui si accede alla scalinata, è sovrastata da un altorilievo raffigurante Raimondello Orsini del Balzo o Santa Caterina d’Alessandria che, a cavallo di un destriero, calpesta un soldato.
 
La costruzione risale al XII – XIII secolo e presenta una cinta quadrilatera fortificata. Una curiosità dell’edificio è che gli spigoli sono posti approssimativamente secondo i punti cardinali. L’ingresso del castello, situato a nord-est presenta delle volte a botte con forno laterale. Il primo vano comporta un ingresso con volta a crociera a sesto acuto e costoloni sporgenti a sezione tribolata che terminano così in una rosetta. Adiacenti all’ingresso vi sono due torri che hanno come particolarità quella di essere cilindriche all’interno e quadrata all’esterno. Tutto intorno si snoda una cinta muraria a forma quadrangolare irregolare con un lato di circa 50 metri. La stessa muratura esterna è stata costruita grazie ad una pietra locale chiamata “tufo carparino”.
 
Il nucleo più antico della costruzione di epoca bizantina fu rimaneggiata più volte fino al XVI secolo. L’ingresso era situato all’entrata della penisola ed era orientato verso la città antica, collegato all’isola mediante un ponte levatoio. Il castello, circondato dal mare su tutti i suoi lati, ha base quadrata con quattro torri in corrispondenza degli angoli. Una delle quattro torri assunse un profilo poligonale mentre le altre torri con base scarpata hanno un cordone marcapiano e in cima sono ornati da archetti. Nel sedicesimo secolo vi fu inoltre la costruzione di un quinto torrione conosciuto come il “Rivellino”, torrione che è staccato dalla cinta muraria e decisamente più basso e con base più larga delle altre.

Gallipoli - castello

   

Un bellissimo portale ci introduce nel centro storico, dove si può ammirare il Castello cinquecentesco, con il fossato, quattro bastioni merlati e un grande arco d’ingresso.
 
Notevole per i suoi vasti ambienti e per le numerose sale che lo compongono, l'attuale edificio venne, molto probabilmente, ampliato nella prima metà del secolo XVII. Al piano superiore è presente un oratorio e una magnifica biblioteca privata, mentre al piano terra vi è una cappella dedicata a S. Giorgio.
 
Il castello baronale di Lizzanello, fu fatto costruire da Giovanni Paladini  nella prima metà del XIII secolo. Di originario rimane una delle due torri in pietra leccese di forma cilindrica con cono tronco in basso, situata nella parte posteriore del castello. La torre è munita di petriere e saettiere, mentre nella parte inferiore interna presenta i resti di un frantoio comunale anche se di proprietà dei signori del palazzo.
 
Il palazzo baronale fu costruito nel XV secolo e passò nel ‘700 alla famiglia Capece che lo ristrutturò e lo abbellì, facendo costruire ex-novo un maestoso portale d’ingresso. Nel ‘800 il barone Francesco Capece lo donò al comune.
 
A Marittima è possibile trovare numerosi palazzi come: il palazzo spagnolo con corte, il palazzo baronale Maglietta con stemma e data, palazzo Paolini Russo con corte e data, palazzo Girolamo Russi con portale e bugnato, palazzo Salvatore Russi con finestre ogivali orientaleggianti, palazzo Vitale Russi con portale con balcone, e infine i palazzi Cesare e Carlo Nuzzo con pareti e soffitte affrescate.
 
Ricostruito dopo la riconquista aragonese di Otranto avvenuta nel 1481, il Castello presenta le forme tipiche delle fortificazioni aragonesi, con l'uso di torri cilindriche e muri a scarpata. La particolarità è la sua vicinanza al centro urbano presistente, in continuità con la residenza privata. Le trasformazioni dei secoli '600 e '700 non provocarono profonde modifiche, cambiando solo la sua destinazione d’uso. Oggi infatti è utilizzata come residenza baronale.
 
Il nucleo del castello risale al ‘500 ma fu ampliato nel XVIII e XIX secolo. Tutt’intorno alla struttura vi è un grande cortile centrale. Può essere suddivisa su due piani fuori terra, vi è un ampio giardino e al seminterrato un vecchio frantoio oleario. Sul portale dell’ingresso c’è un arme araldica della famiglia Granafei che aveva la proprietà dell’edificio nel 1771.
 
Il Palazzo Baronale, edificato dai D’Affitto, Conti di Lizzanello nella seconda metà del ‘500 passò ai Baroni D’Amely nel 1733. Importante è l’ impianto a 4 punte della torre, con base a scarpa e parapetto terminale in controscarpa, successivamente ampliato. Sul lato destro della struttura vi è il piccolo oratorio baronale con altare rimaneggiato. Un’altra torre poligonale a pianta stellare, alla quale furono addossati altri corpi di fabbrica per aumentare la disponibilità di spazi interni, sorge su un banco di roccia tufacea sulla quale poggia direttamente al livello del fossato nel quale la struttura basamentale a scarpa si spinge. La struttura basamentale a scarpa presenta un ‘inclinazione di 6 gradi rispetto alla verticale.
 
Fu costruito nel 1335 per volontà di Gualtiero VI di Brienne. Presenta una pianta quadrata con quattro torrioni angolari agli spigoli. Il primo è costituito da pareti verticali senza scarpate. Il secondo è un torrione diviso su tre piani, il primo e il secondo a loro volta divisi da beccatelli. Gli ultimi due torrioni, invece, fanno parte della muratura esterna. Il portone d’ingresso ha la particolarità di avere una caditoia riccamente decorata da vari stemmi che sovrastano la stessa. Un altro interessante elemento architettonico del castello è costituito dai merli della cortina di coronamento. La loro forma è quella del giglio di Francia.
 
La fisionomia attuale è il risultato di una evoluzione edilizia di tre periodi differenti tra il XV e il XIX secolo. Al primo periodo, XV secolo, risale la costruzione del muro di fortificazione del borgo antico con adiacente fossato con profondità di 4 metri. Al secondo periodo corrisponde l’edificazione del castello rettangolare voluto dal Principe Giovanbattista Protonobilissimo nel XVI. Invece, nel terzo periodo vi è la trasformazione della fortificazione in residenza signorile.
 
L'attuale castello di Nardò fu costruito tra la fine del XV e i primi del XVI secolo, sotto Giovanni Antonio Acquaviva d'Aragona. Importanti sono i torrioni a mandorla dei quali il più conservato è quello verso la via estramurale. Rimaneggiato completamente per essere trasformato in residenza nobile da Luciano Personè, il castello è attualmente adibito a sede Municipale.
 
Il castello dell’epoca seicentesca fu costruito per volere della famiglia degli Orsini del Balzo. Considerato autentico baluardo difensivo atto a scongiurare probabili insidie provenienti dai paesi circostanti. Fu demolito in parte perché considerato pericolante. Attualmente il complesso architettonico è una proprietà privata, condivisa fra diversi cittadini, adibita a deposito per le sue ampie sale. Il castello di Neviano, poco conosciuto e valorizzato, viene utilizzato, durante il periodo natalizio, per allestire un tradizionale presepe vivente.
 
Ordinato da Ferdinando I d’Aragona, il castello fu progettato da Ciro Ciri insieme con Francesco di Giorgio Martini e messo in piedi tra il 1485 e il 1498. In seguito nel 1480 subì alcune modificazioni per mano dei Turchi che in quell’anno assediarono la città. Tutto intorno alla fortificazione vi è un profondo fossato. La pianta ha forma pentagonale irregolare con tre torrioni cilindrici angolari (Torre Duchessa, Torre Ippolita, Torre Alfonsina). In direzione del mare è possibile notare un bastione a lancia, particolare aggiunto più tardi nel 1578. Quest’ultimo è ornato dagli stemmi di Antonio De Mendoza e Don Pedro de Toledo. Sul portale d’ingresso vi è, inoltre, lo stemma dell’imperatore Carlo V.
 
Realizzato nel tardo medioevo, il castello è stato oggetto nel tempo di ristrutturazioni e restauri che poco han lasciato delle originali caratteristiche angioine. Nei primi anni del 1500 il feudatario di Parabita Francesco del Balzo, conte di Ugento, ospitò le truppe francesi di Francesco I, che combattevano gli spagnoli dell'Imperatore Carlo V insediati a Gallipoli.
 
Dell’ originario castello del primo ‘400 rimane solo uno dei 4 torrioni angolari, in parte crollato, resti di mura in pietra a secco e una parte del fossato interrato.
 
 
Il Palazzo Ducale di Presicce presenta delle merlature che fece apporre sull’edificio, agli inizi del ‘900, il duca Pasquale Paternò. La principessa Maria Cito Moles, nel 1630, ricostruì gran parte del Palazzo, abbellendolo con giardini pensili e dotandolo anche di una cappella. Nel 1791, il Principe de Liguoro fece aprire una gradinata insieme ad un portale in miniatura che dai giardini pensili portava alla pubblica piazza. Attualmente il Palazzo, di proprietà comunale, ospita il Museo della Civiltà Contadina.
 
Palazzo del ‘600 situato in Piazza V Veneto. La facciata si apre con un elegante portale bugnato e una stupenda balconata. Attualmente è sede della scuola di scacchi e della biblioteca nazionale.
 
Il castello baronale “Brancaccio”costruito nel 1626, è privo di apparato di difesa, e la “loggia Brancaccio” lo unisce alla chiesa parrocchiale.
 
Palazzo ducale d’impianto cinquecentesco che sorge su una più antica fortificazione normanna. Conserva le sue possenti mura, il fossato, e prospetta con ingresso monumentale e finestre di gusto rinascimentale.
 
Nel borgo antico della città è situato il castello del tardo quattrocento con una pianta quadrangolare fortificata. Rivestito in tufo con un impasto di calce e terra rossa locale (vogli) vi sono due torrioni quadrati che completano la fortificazione. Sono state apportate successive modifiche circa nel ‘500 e nel ‘600, ma fu nel ‘700 che passò nella mani dei Protonobilissimo. Tra le varie modifiche vi è la costruzione di un portale bugnato ornato dalle statue dei Protonobilissimo e quest’ultime divise dallo stemma familiare.
 
L’attuale palazzo marchesale Granafei sorge sulle rovine di una più antica fortificazione che nel XV secolo si era sovrapposta al fortilizio bizantino. Della fortezza precedente, munita di torrioni angolari e ben fortificata, non rimane moltissimo, ma di essa doveva sicuramente far parte la “scarpata” del muro posteriore dell’attuale palazzo, la cui costruzione venne completata nel XVIII secolo. Il nome “Granafei” deriva sicuramente dall’ultima famiglia di feudatari che dominò su Sternatia. La costruzione è imponente ed è di chiaro stile neoclassico, sia nelle sue forme architettoniche che nelle pitture murali che la decorano all’interno, aventi come tematiche principali soggetti mitologici.
 
Ubicato nella piazza principale, la particolarità di questo palazzo è la stupenda balconata munita di bifora. All’interno, risalenti al ‘700 ci sono, invece, delle ampie sale e un ingegnoso sistema per raccogliere le acque piovane.
 
Il palazzo Ducale di Taurisano sorge su una preesistente fortezza angioina del XIII secolo, denominata Palazzo Vecchio. L'intera struttura è di circa 1550 mq lordi e 2000 mq calpestabili su due piani e una zona ammezzata più i terrazzi a livello e di copertura, per circa 18000 mc. Il palazzo dal punto di vista architettonico ed artistico presenta i decori delle volte eseguiti a tempera raffiguranti stemmi, putti, dame, fiori della fine del XIX secolo. Interessante un portale a bugnato e due portali d'accesso ai due quartieri, ornati di rilievi barocchi in pietra leccese, raffiguranti soggetti floreali e la croce dell'Ordine dei Cavalieri di Malta del 1664. Elemento interno di rilievo è la cappella della Madonna Consolata (1733) ed una epigrafe in latino che ricorda la consacrazione della chiesa avvenuta nel 1878 ad opera del pontefice Leone XIII. Attualmente il palazzo è sede del comune di Taurisano e molti ambienti sono stati trasformati in uffici.
 
Il Castello era chiuso in una cinta muraria circondata da un ampio fossato ed aveva due porte: una verso il mare, l’altra verso la campagna. Furono i Turchi a distruggere quasi completamente questa importante opera di difesa, che fu poi ricostruita, circa un secolo dopo, dai Gallone, il cui stemma fa mostra di sé sulla porta principale, dove si possono ancora vedere le due fessure verticali lungo le quali scorrevano le catene del ponte levatoio.
 
Il Castello di Ugento, il cui nucleo originario, databile al XIII secolo, presenta una pianta trapezoidale irregolare con torrioni angolari, due dei quali sono andati distrutti. Ampiamente rimaneggiata nel corso del XVIII secolo, la fortificazione sembra però avere origini molto remote, forse antecedente all’ XI secolo. Re Carlo I d’Angiò, nel 1273, vi dimorò durante il suo viaggio in Terra d’Otranto, ospite di Adenolfo D’Acquino. Nel 1484, il castello apparteneva al feudatario Conte Angilberto de Bautio, mentre nel 1534 fu donato dalla “Cesarea Maestà” al “magnifico e fedele Marzio Colonna”.
 
È possibile incontrarlo in Via Acaya e si entra nel palazzo attraverso un portale con un forte bugnato appartenente all’epoca del cinquecento.
 

torna all'inizio

dove dormire

zona:
categoria:
trattamento:
posti letto:
 

registrazione

Registrati per rimanere informato sulle ultime novità.

meteo

oggi domani
mattino pomeriggio sera