Città di storia e suggestione
La cosiddetta “Bisanzio del Salento”, città più orientale d’Italia, ha avuto sin dall’antichità uno stretto legame con il mare e grazie a esso è entrata in contatto con i popoli e le culture della sponda opposta. Gli studiosi hanno individuato due possibili etimologie per il nome “Otranto”: esso potrebbe derivare da òdronto, che significa monte e indica un’altura a ridosso del porto, dove sorge la Chiesetta di San Pietro e dove sono state rintracciate le reliquie più antiche dell’abitato, o da ydrous che significa, appunto, acqua. Le origini di questo affascinante posto oscillano tra la leggenda e la realtà.
Già abitata nel paleolitico e nel neolitico, la zona fu poi popolata dai messapi, dai greci e, in seguito dai romani che ne valorizzarono gli aspetti mercantili e le attribuirono le caratteristiche di centro marino. Più tardi Otranto divenne centro bizantino, gotico, normanno, svevo, angioino e aragonese.
Un evento storico di rilevanza notevole che stravolse la città fu quello che gli storici hanno denominato “Sacco di Otranto”. Era il 28 luglio 1840 quando un’armata turca composta da circa 180.000 soldati approdò sulle coste della città e dopo il fallimento delle negoziazioni e il rifiuto della popolazione locale di convertirsi alla religione maomettana, fece una vera strage. L’attacco più terribile fu inferto alla Cattedrale che fu trasformata in stalla e moschea.
Il centro della città offre, inoltre, un vasto repertorio di luoghi da visitare. Entrando nel centro storico da via Vittorio Emanuele II e attraversando la “porta a terra”, basta fare pochi passi per giungere alla Cattedrale. Risalente al 1080, il tempio romano è caratterizzato da vari stili: il portale, ad esempio, è barocco, mentre il rosone è di derivazione gotico-siciliana. Il soffitto a cassettoni in legno in stile moresco sovrasta il mosaico realizzato con cubetti policromi di pietra, terracotta e pasta vitrea, che copre tutta la navata centrale e parte di quelle laterali. Anche sulle mura della cripta, suddivisa in cinque navate da quarantadue steli di colonne, vi sono numerosi affreschi cinquecenteschi e tracce di decorazione medievale.
Su di un dislivello del terreno, in prossimià del Bastione dei Plesagi, si trova la “Basilichetta di San Pietro”, il più espressivo monumento d’arte bizantina pugliese che non attira l’attenzione del visitatore per la sua struttura, bensì per gli affreschi che custodisce sulle sue pareti. Ricordiamo la Lavanda dei Piedi e L’ultima Cena risalenti al X secolo e i Quattro Evangelisti, scene della Genesi e della Pentecoste, l’Anastasis e la Natività datati al 1540.
Sulla stradina adiacente al porto, sulla cima del Cucurizzo (un promontorio il cui nome significa ‘cima tondeggiante’) si eleva la Torre del Serpe che prende il nome da un’antica tradizione: tutte le notti una serpe consumava l’olio della lampada che avrebbe dovuto illuminare il cammino dei naviganti.
Proseguendo si incontra la cava di bauxite, ormai in disuso, divenuto un piccolo laghetto color smeraldo che con la terra rossa indurita ai bordi conferisce una particolare connotazione al luogo.
Anche i dintorni di Otranto offrono magnifici paesaggi e luoghi da vedere: la Serra di Giuggianello, il faro di Punta Palascìa, Torre Sant’Emiliano o Porto Badisco sono solo alcuni esempi.