Otranto

 Città di storia e suggestione

La cosiddetta “Bisanzio del Salento”, città più orientale d’Italia, ha avuto sin dall’antichità uno stretto legame con il mare e grazie a esso è entrata in contatto con i popoli e le culture della sponda opposta. Gli studiosi hanno individuato due possibili etimologie per il nome “Otranto”: esso potrebbe derivare da òdronto, che significa monte e indica un’altura a ridosso del porto, dove sorge la Chiesetta di San Pietro e dove sono state rintracciate le reliquie più antiche dell’abitato, o da ydrous che significa, appunto, acqua. Le origini di questo affascinante posto oscillano tra la leggenda e la realtà.

Già abitata nel paleolitico e nel neolitico, la zona fu poi popolata dai messapi, dai greci e, in seguito dai romani che ne valorizzarono gli aspetti mercantili e le attribuirono le caratteristiche di centro marino. Più tardi Otranto divenne centro bizantino, gotico, normanno, svevo, angioino e aragonese.

Un evento storico di rilevanza notevole che stravolse la città fu quello che gli storici hanno denominato “Sacco di Otranto”. Era il 28 luglio 1840 quando un’armata turca composta da circa 180.000 soldati approdò sulle coste della città e dopo il fallimento delle negoziazioni e il rifiuto della popolazione locale di convertirsi alla religione maomettana, fece una vera strage. L’attacco più terribile fu inferto alla Cattedrale che fu trasformata in stalla e moschea.

Fortunatamente la notizia di questo disastro si diffuse velocemente e molti aiuti arrivarono da tutta l’Italia. Papa Sisto IV si fece promotore di soccorsi, mentre Ferdinando d’Aragona inviò una flotta e il figlio Alfonso si mise alla guida di un contingente di fanti. Fu così che l’8 settembre 1841, i turchi consegnarono la città al Duca Alfonso. I resti dei martiri furono raccolti; alcuni furono trasportati nella Cappella dei Beati Antonio Primaldi e compagni martiri idruntini, nella Chiesa di Santa Caterina a Formiello, a Napoli; altri sono tuttora custoditi in sette tasche di vetro, riposte in una cappella della Cattedrale e sono festeggiati il 14 e il 15 agosto come Santi Protettori della città. Questo triste episodio è ricordato oggi in modo particolare dal Colle dei Martiri: una lunga scalinata è fiancheggiata da due pilastri con epigrafi marmoree che raffigurano i momenti della strage e a metà di essa, sulla destra, si trova un’edicola, che indica il luogo dove fu collocato il “sasso del martirio”, e dunque il posto dove i martiri furono decapitati. In cima alla scalinata si erge la Chiesa di Santa Maria dei Martiri, oggi dedicata a San Francesco di Paola, protettore, assieme ai martiri, della città. L’interno è impreziosito dall’altare in pietra leccese e dalla tela raffigurante la presa di Otranto. Sempre nei pressi di questo Colle si trova la Valle dell’Idro, sede della Cripta di Sant’Angelo e la Valle delle Memorie, in cui si trova l’ipogeo di Torre Pinta.

Il centro della città offre, inoltre, un vasto repertorio di luoghi da visitare. Entrando nel centro storico da via Vittorio Emanuele II e attraversando la “porta a terra”, basta fare pochi passi per giungere alla Cattedrale. Risalente al 1080, il tempio romano è caratterizzato da vari stili: il portale, ad esempio, è barocco, mentre il rosone è di derivazione gotico-siciliana. Il soffitto a cassettoni in legno in stile moresco sovrasta il mosaico realizzato con cubetti policromi di pietra, terracotta e pasta vitrea, che copre tutta la navata centrale e parte di quelle laterali. Anche sulle mura della cripta, suddivisa in cinque navate da quarantadue steli di colonne, vi sono numerosi affreschi cinquecenteschi e tracce di decorazione medievale.

Sulla stessa piazza si affacciano la Torre Campanaria e il Museo Diocesano di Arte Sacra. Proseguendo per via Castello ci si trova davanti al maestoso Castello Aragonese, probabilmente costruito sui resti di un antico fortilizio di epoca romana o alto medievale.

Su di un dislivello del terreno, in prossimià del Bastione dei Plesagi, si trova la “Basilichetta di San Pietro”, il più espressivo monumento d’arte bizantina pugliese che non attira l’attenzione del visitatore per la sua struttura, bensì per gli affreschi che custodisce sulle sue pareti. Ricordiamo la Lavanda dei Piedi e L’ultima Cena risalenti al X secolo e i Quattro Evangelisti, scene della Genesi e della Pentecoste, l’Anastasis e la Natività datati al 1540.

Sulla stradina adiacente al porto, sulla cima del Cucurizzo (un promontorio il cui nome significa ‘cima tondeggiante’) si eleva la Torre del Serpe che prende il nome da un’antica tradizione: tutte le notti una serpe consumava l’olio della lampada che avrebbe dovuto illuminare il cammino dei naviganti.

Proseguendo si incontra la cava di bauxite, ormai in disuso, divenuto un piccolo laghetto color smeraldo che con la terra rossa indurita ai bordi conferisce una particolare connotazione al luogo.

Anche i dintorni di Otranto offrono magnifici paesaggi e luoghi da vedere: la Serra di Giuggianello, il faro di Punta Palascìa, Torre Sant’Emiliano o Porto Badisco sono solo alcuni esempi.

E per gli amanti della bella vita, delle feste e del divertimento questa magnifica città offre mille opportunità: “L’Alba dei Popoli” è uno degli appuntamenti più amati. L’ultimo giorno dell’anno viene festeggiato in piazza tra fuochi pirotecnici e musica dal vivo, nell’attesa della prima alba nel punto più a est d’Italia.

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