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Chiesa di San Giovanni Battista o del Rosario

Città del Salento - Lecce - Chiesa di San Giovanni Battista o del Rosario
Lecce

La chiesa del Rosario si annuncia con un fastoso e imponente prospetto, ultima opera di Giuseppe Zimbalo che ebbe l’incarico dal vescovo Giuseppe Pignatelli, il quale pose la prima pietra nel 1691. La basilica sorge sull’area della vecchia chiesa di San Giovanni d’Aymo, di fabbrica trecentesca.
La chiesa è accompagnata alla base da due statue poste su alti piedistalli su cui sono scolpite le visioni del profeta Ezechiele.
Due enormi colonne a spirale scanalate, completate da capitelli riccamente decorati, chiudono un gran portale sul quale si innalza un timpano con la statua di San Domenico e lo stemma dei Domenicani. La facciata a due ordini con un ricco fastigio, è divisa da una imponente balaustra, al centro della quale vi è la statua della Vergine e sulla quale si innalzano enormi vasi di fiori, angeli, cavalli: un susseguirsi di decorazione che rendono solo in parte quello che si vedrà all’interno.
La chiesa è a croce greca intorno a un vano ottagonale. Una serie di tredici altari stracolmi di decorazioni barocche (grandioso quello del Crocefisso con tre coppie di colonne tortili), con numerose nicchie contenenti statue di santi, grandi e piccole tele, scandiscono l’interno della basilica.
L’altare maggiore presenta le seicentesca Predicazione del Battista attribuibile forse ad Oronzo Letizia. Interessante è il pulpito con scene dell’Apocalisse, l’unico in città totalmente in pietra leccese. La copertura è a capriate lignee; al suo posto doveva essere costruita una cupola, forse sconsigliata causa del grande sviluppo dell’invaso, o resa impossibile dalla morte dello Zimbalo nel 1710, che qui verrà sepolto. Alla base dei pilastri sono scolpii gli stemmi delle famiglie nobili leccesi che avevano contribuito all’erezione della chiesa.

A lato della chiesa, dove oggi ha sede l’Accademia di Belle Arti, vi è l’ex Convento dei Domenicani opera di Emanuele Manieri: semplice nell’impostazione generale, con due bei portali ai lati. Di fronte vi è l’Ospedale dello Spirito Santo, una costruzione cinquecentesca che per le linee essenziali di gusto spagnolo ritardato, con vaghe reminescenze rinascimentali, per il bugnato del basamento, per il portale e le finestre incorniciati a bugne, per la severità complessiva non poteva che essere progettata da un architetto militare: ne è autore infatti Gian Giacomo D’Acaya, di formazione spagnola, progettista anche delle fortificazioni cittadine e del Castello.

 
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