LECCE

LA FORTEZZA DI LECCE: IL CASTELLO CARLO V

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LA STORIA DEL CASTELLO DI LECCE

Costruito nel XII sec. d.C., come attestano gli scavi nel cortile, il Castello di Lecce è noto ai turisti che visitano la città – e agli stessi leccesi – con il nome di Castello di Carlo V poiché la sua definitiva e attuale configurazione è il risultato della ristrutturazione cinquecentesca ordinata da Carlo V, sovrano spagnolo.

IL CASTELLO PRIMA DI CARLO V

Sorto come residenza dei conti di Lecce in età normanna e posto sul lato orientale della città, in corrispondenza delle mura urbane, il castello di età medievale, sulla base degli scavi archeologici effettuati negli ultimi anni, doveva pressoché corrispondere al corpo centrale quadrangolare del castello cinquecentesco, delimitato agli angoli sud-est e nord-est dalle due torri superstiti: la “Torre Maestra/Magistra” e la “Torre Mozza”. Gli ambienti relativi al castello medievale, ubicati sul lato nord e sud, dopo aver subito consistenti modifiche, furono inglobati nell’impianto del XVI sec. Della cinta muraria che doveva collegare le torri restano tracce piuttosto esigue, ma sufficienti per ipotizzarne l’andamento al di sotto del nucleo interno. Delle fasi più antiche del castello, relative al periodo normanno in cui conti di Lecce erano gli Altavilla, non abbiamo documentazione se non una struttura muraria della seconda metà del XII secolo rinvenuta durante gli scavi archeologici effettuati nel cortile.

IL CASTELLO DI CARLO V

Fu Carlo V che, a partire dal 1537, vuole la ristrutturazione del maniero affidando il progetto di potenziare il sistema difensivo della città, costituito dalla mura e dal castello, a Gian Giacomo dell’Acaya.
Tra il 1539 e il 1549 il castello viene ampliato e reso più sicuro, alla luce anche delle armi da fuoco che vengono introdotte negli scontri proprio in quegli anni. Dai documenti del XVI secolo si apprende che i quattro bastioni erano denominati Santa Trinità, Santa Croce, S. Martino e S. Giacomo.

ESTERNO

La struttura ha forma trapezoidale, presenta due corpi concentrici, separati a un cortile intermedio, quattro torrioni angolari a punta di lancia, mura massicce e aveva un profondo fossato che lo circondava totalmente, colmato nel 1872. I due accessi, uno a nord verso la città, Porta Reale, l’altro a sud, verso la campagna, Porta Falsa o Porta di Soccorso, erano forniti di ponte levatoio.

INTERNO

All’interno sono ancora visibili alcune delle strutture di età precedente, come il mastio di Accardo di età angioina ed altri ambienti. Di particolare pregio è la sala quadrata posta al primo piano del mastio, coperta da una volta ogivale con cordoni in carparo e pietra leccese che poggiano su capitelli normanni con decori vegetali e antropomorfi. Questa sala, detta “Salone della Duchessa”, veniva utilizzata dalla Regina Maria d’Enghien per le feste di corte.
Entrati all’interno del castello si accede a due ampi locali conseguenti. Nel secondo una porta dà accesso all’ingresso laterale della cappella di Santa Barbara, in origine dedicata a Santa Maria di Costantinopoli. Il prospetto principale della cappella si affaccia invece sul cortile, ed è sormontato dallo stemma di Enrico Loffredo.

CURIOSITA’

Si racconta che proprio nelle segrete del castello, Gian Giacomo morì, imprigionato a causa di un debito non assolto.
Inoltre, come omaggio, i Leccesi innalzarono nel 1549 l’Arco di Trionfo (oggi Porta Napoli) in onore del sovrano spagnolo..

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