ABBAZIA DI SANTA MARIA DI CERRATE

STORIA DELL’ABBAZIA DI CERRATE
La fondazione dell’abbazia è legata per tradizione al principe normanno Tancredi di Altavilla che avrebbe visto in quest’area, durante una battuta di caccia, una cerva con l’immagine della Madonna tra le corna. Fondò così la chiesa chiamandola Santa Maria di Cervate, poi Cerrate. Un’altra ipotesi vuole invece che il nome derivi dal fatto che l’area era ricca, in antichità, di alberi di cerro (Quercus Cerris).
Già nel 1113 la struttura è occupata da monaci greci ed è su questo edificio precedente che in età normanna viene impiantato il nuovo complesso. Nel 1531 viene donata all’Ospedale degli Incurabili di Napoli, che la terrà fino al 1877. In seguito la chiesa e gli altri ambienti saranno trasformati e adibiti a funzioni agricole fino al restauro negli anni Settanta del Novecento.
Poco rimane del monastero, mentre la chiesa, benché con alcune lacune, ancora testimonia chiaramente il linguaggio artistico del tempo, scaturito dall’incontro tra mondo orientale e occidentale, un linguaggio che ha caratterizzato tutta la Terra d’Otranto.

ESTERNO
La chiesa, di chiara impronta romanica, ha pianta basilicale, facciata a capanna con rosone centrale e arcatelle cieche che corrono lungo i fianchi. Il portale è riccamente scolpito con decorazioni a motivi vegetali e un protiro duecentesco sull’arcata con scene della vita di Maria.
Sul lato nord è addossato alla chiesa un porticato costruito nel Duecento con capitelli figurati di grande interesse. In prossimità del portico un pozzo con vera rettangolare datato al 1585.

INTERNO
Diviso in tre navate scandite da quattro arcate a sesto acuto.
Di notevole importanza è l’apparato decorativo: la fase più antica, della fine del XII secolo interessa la zona delle absidi e dei sotto archi ed è di gusto bizantino. Nel catino dell’abside troviamo l’Ascensione e cinque Santi Vescovi. L’arco absidale, insieme agli archi della navata, sono affrescati con lettere pseudo-cufiche ornamentali. Nei sotto archi vi sono sagome a figura intera di santi monaci. Nel XV secolo si sovrappone a questa decorazione un secondo strato di gusto rinascimentale con Madonne e santi cavalieri di gusto cortese, come è possibile ammirare sulla parete nella navata sinistra e in altri affreschi staccati e conservati all’interno dell’adiacente Museo delle Tradizioni Popolari Salentine che ha sede nell’ex-frantoio del complesso. Gli affreschi raffigurano l’Annunciazione, San Giorgio che libera la principessa dal drago, Sant’Eustachio e la cerva. Quest’ultima rappresentazione ben si collega alla leggenda del luogo essendo il Santo un generale romano, convertitosi al cristianesimo per aver incontrato un cervo con una croce tra le corna, personificazione di Gesù. Curioso l’affresco di cui restano poche tracce entrando all’interno dell’abbazia sulla parete destra.
Vi era un tempo una rappresentazione di San Giorgio che sconfigge il drago: i blocchi di pietra su cui era l’affresco vennero smontati e riutilizzati, per poi passarvi sopra un secondo strato di intonaco che faceva da base ad un nuovo affresco. Quello che oggi vediamo è un vero e proprio puzzle, da ricostruire con l’immaginazione per vedere ricomparire il santo cavaliere che sconfigge il drago per salvare la principessa.

All’interno dell’area del monastero è anche possibile visitare un frantoio ipogeo con una grande macina, cisterne per la raccolta dell’olio e la vasca di macinazione.

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