PIAZZA DUOMO, SALOTTO DI LECCE

IL DUOMO

Storia

In età romana la piazza corrispondeva forse al foro della città, posta all’incrocio del cardo e del decumano massimi. Il primo Duomo viene costruito in età paleocristiana dando allo spazio una connotazione sia civile che sacra. Mantiene la sua funzione centrale in età normanna: polo delle principali funzioni civili e religiose. Nel primo grande quadrato si svolgeva la fiera del Vescovo, istituita nel 1452, che richiamava mercanti e compratori da tutto il territorio; l’area del Duomo e dell’Episcopio accoglieva invece i fedeli per le benedizioni e le cerimonie sacre. La piazza, racchiusa da un recinto difensivo e sorvegliata dall’alto campanile, utilizzato come torre di vedetta, assolveva anche il ruolo di cittadella fortificata accogliendo la popolazione in caso di pericolo.

L’area cambia totalmente aspetto alla metà del 1600 quando Sant’Oronzo diventa patrono della città, prendendo il posto di Sant’Irene.
Il vescovo, Luigi Pappacoda, commissiona a Giuseppe Zimbalo, uno dei più importanti artisti del periodo, la ristrutturazione della cattedrale (1659-1670) sulla precedente del XII secolo, dedicata all’Assunzione della Vergine, come ricorda ancora l’intitolazione dell’altare maggiore. Da questo momento la piazza avrà esclusivamente funzioni religiose.

Esterno

Il Duomo presenta due facciate: la laterale, rivolta alla piazza, ai fedeli, che spicca per la sua decorazione barocca ed è sormontata in alto dal nuovo patrono, Sant’Oronzo, collocato come in un arco di trionfo, mentre ai lati del portale d’accesso, nelle nicchie, sono collocati i compatroni di Lecce, San Giusto e San Fortunato. La facciata principale, rivolta verso l’Episcopio, ha invece linee più semplici, ispirate, sembra, all’austerità del secolo precedente, tipica delle architetture della Controriforma. È divisa su due ordini, con paraste scanalate entro le quali vi sono delle nicchie con le statue dei Santi Pietro e Paolo, Gennaro e San Ludovico da Tolosa. L’attuale portone in bronzo, alto 6m e largo 3,20 m, che rappresenta la visita di Giovanni Paolo II a Lecce, è opera del 2000 dell’artista galatinese Armando Marrocco, uno dei maggiori scultori italiani, autore anche delle porte bronzee della chiesa del Santuario di Leuca.

 

Interno

L’interno è a croce latina divisa in tre navate da pilastri a semicolonne. Si nota subito il soffitto ligneo a lacunari intagliati e dorati che copre tutta la navata centrale e il transetto (1685); in esso sono inserite delle tele di Giuseppe da Brindisi, che rappresentano la Predicazione di Sant’Oronzo; la Protezione dalla peste e il Martirio di Sant’Oronzo e, nel transetto, l’Ultima Cena. Presenta 12 altari, oltre il maggiore, con colonne tortili ricche di fiori, uccelli, frutta che racchiudono tele di grande significato religioso e di notevole valore artistico.
L’altare maggiore, dedicato alla Vergine Assunta, barocco, in marmo policromo e di fattura napoletana, è quasi racchiuso da tre grandi tele: il “Sacrificio di Noe dopo il diluvio” (a sinistra), l’“Assunta” (centrale), la “Sfida del profeta Elia ai sacerdoti di Baal” (a destra), di Oronzo Tiso, pittore leccese, sacerdote, che operò nel Settecento a Lecce e nel Salento.
Altro altare di particolare importanza è quello di Sant’Oronzo, nel transetto a destra. Realizzato in marmi policromi riproduce lo schema della facciata laterale della cattedrale. Sant’Oronzo è rappresentato al centro in una bella tela del gallipolino Giovanni Andrea Coppola, ai lati le statue di San Giusto e San Fortunato. Durante la festa di Sant’Oronzo, a fine agosto, la tela viene coperta per essere sostituita da tre statue d’argento che rappresentano i tre patroni.
Della fabbrica originaria rimane solo la cripta, dedicata alla Madonna della Scala, ricostruita ai primi del Cinquecento su un corpo medievale. È divisa in tre navate da 92 colonne dal fusto liscio e i capitelli figurati.

 

Il Campanile

Lo Zimbalo ricostruisce anche il Campanile, collocandolo sul lato sinistro della piazza. Simbolo dell’egemonia leccese sul territorio, è alto 72 metri. È formato da cinque piani rastremati tutti circondati da una balaustra in pietra leccese. La parte più alta presenta una cupola maiolicata sulla quale è fissata una banderuola con l’effige di Sant’Oronzo. In origine il campanile era normalmente collocato a lato della facciata principale, ma Zimbalo decise di spostarlo per dare un maggiore impatto scenografico alla piazza.

Episcopio

A destra del Duomo troviamo l’Episcopio (palazzo Vescovile), ricostruito nel 1632, su un precedente edificio quattrocentesco, e modificato nel 1758 da Emanuele Manieri su decisione del vescovo Alfonso Sozy-Carafa. L’edificio è a forma di L e si sviluppa su tre livelli con un ingresso monumentale sul quale al secondo ordine vi sono tre nicchie, con al centro la statua della Vergine e sul fastigio un orologio, là collocato nel 1761, opera di Domenico Panico. Molto suggestiva la loggetta che corre al primo piano, che poggia su un basamento bugnato liscio, delimitata da ampie arcate intercalate da colonne tuscaniche.

Seminario

Sulla destra entrando nella piazza, dove prima vi erano botteghe, troviamo il Palazzo del Seminario, una delle opere più significative del barocco leccese. È opera di Giuseppe Cino il quale realizzò l’intero complesso, su commissione del vescovo Michele Pignatelli, fra il 1694 e il 1709, anno in cui fu inaugurato. All’epoca la costruzione fu salutata come una delle meraviglie del mondo tanto è raffinato e armonioso il prospetto realizzato con cura dalle maestranze locali che eseguirono l’opera. Il bugnato liscio, che fa da sfondo, è inframmezzato da cinque lesene e da quattro finestre per lato disposte su due file rispetto al portale. Tutte le finestre sono elegantemente incorniciate. Il portone di ingresso, molto ampio, è sovrastato da una loggetta a tre archi che poggia su mensole, anche queste ricchissime di decorazioni, in mezzo alle quali vi è lo stemma dei Pignatelli. Il piano attico, posteriore, fu costruito nel 1729 su commissione di un altro vescovo, Fabrizio Pignatelli, da Emanuele Manieri. Molto interessante, nell’atrio del palazzo, il pozzetto barocco, opera sempre del Cino: tra animali marini, fiori, grappoli di melograno, puttini, è collocata, sulla sommità dell’arco, la statua di Sant’Irene.

Museo Diocesano di Arte Sacra

Ospitato, oggi, presso il Palazzo del Seminario
Nel 1761 vengono costruiti i due palazzi gemelli ai lati del cortile, che viene aperto alla città tramite la sostituzione della porta d’accesso con i Propilei. Opera di Emanuele Manieri, questa struttura fiancheggia l’ingresso, mentre le statue che la sovrastano, raffiguranti Sant’Oronzo, Sant’Irene, Santa Venera e Padri della Chiesa, quasi sorvegliano e proteggono chi entra all’interno dello spazio sacro.

CURIOSITA’: Si racconta che, a causa di un’epidemia di peste che stava devastando il Salento, i leccesi si rivolsero a questo Santo, a loro caro essendo un martire locale, e costui fermò la peste al di fuori di Lecce. Così infatti lo vediamo rappresentato nell’iconografia tipica leccese, come si può osservare in una bella tela di Giuseppe da Brindisi collocata all’interno della cattedrale, nel centro del soffitto.

IL DUOMO

Storia

In età romana la piazza corrispondeva forse al foro della città, posta all’incrocio del cardo e del decumano massimi. Il primo Duomo viene costruito in età paleocristiana dando allo spazio una connotazione sia civile che sacra. Mantiene la sua funzione centrale in età normanna: polo delle principali funzioni civili e religiose. Nel primo grande quadrato si svolgeva la fiera del Vescovo, istituita nel 1452, che richiamava mercanti e compratori da tutto il territorio; l’area del Duomo e dell’Episcopio accoglieva invece i fedeli per le benedizioni e le cerimonie sacre. La piazza, racchiusa da un recinto difensivo e sorvegliata dall’alto campanile, utilizzato come torre di vedetta, assolveva anche il ruolo di cittadella fortificata accogliendo la popolazione in caso di pericolo.

L’area cambia totalmente aspetto alla metà del 1600 quando Sant’Oronzo diventa patrono della città, prendendo il posto di Sant’Irene.
Il vescovo, Luigi Pappacoda, commissiona a Giuseppe Zimbalo, uno dei più importanti artisti del periodo, la ristrutturazione della cattedrale (1659-1670) sulla precedente del XII secolo, dedicata all’Assunzione della Vergine, come ricorda ancora l’intitolazione dell’altare maggiore. Da questo momento la piazza avrà esclusivamente funzioni religiose.

Esterno

Il Duomo presenta due facciate: la laterale, rivolta alla piazza, ai fedeli, che spicca per la sua decorazione barocca ed è sormontata in alto dal nuovo patrono, Sant’Oronzo, collocato come in un arco di trionfo, mentre ai lati del portale d’accesso, nelle nicchie, sono collocati i compatroni di Lecce, San Giusto e San Fortunato. La facciata principale, rivolta verso l’Episcopio, ha invece linee più semplici, ispirate, sembra, all’austerità del secolo precedente, tipica delle architetture della Controriforma. È divisa su due ordini, con paraste scanalate entro le quali vi sono delle nicchie con le statue dei Santi Pietro e Paolo, Gennaro e San Ludovico da Tolosa. L’attuale portone in bronzo, alto 6m e largo 3,20 m, che rappresenta la visita di Giovanni Paolo II a Lecce, è opera del 2000 dell’artista galatinese Armando Marrocco, uno dei maggiori scultori italiani, autore anche delle porte bronzee della chiesa del Santuario di Leuca.

 

Interno

L’interno è a croce latina divisa in tre navate da pilastri a semicolonne. Si nota subito il soffitto ligneo a lacunari intagliati e dorati che copre tutta la navata centrale e il transetto (1685); in esso sono inserite delle tele di Giuseppe da Brindisi, che rappresentano la Predicazione di Sant’Oronzo; la Protezione dalla peste e il Martirio di Sant’Oronzo e, nel transetto, l’Ultima Cena. Presenta 12 altari, oltre il maggiore, con colonne tortili ricche di fiori, uccelli, frutta che racchiudono tele di grande significato religioso e di notevole valore artistico.
L’altare maggiore, dedicato alla Vergine Assunta, barocco, in marmo policromo e di fattura napoletana, è quasi racchiuso da tre grandi tele: il “Sacrificio di Noe dopo il diluvio” (a sinistra), l’“Assunta” (centrale), la “Sfida del profeta Elia ai sacerdoti di Baal” (a destra), di Oronzo Tiso, pittore leccese, sacerdote, che operò nel Settecento a Lecce e nel Salento.
Altro altare di particolare importanza è quello di Sant’Oronzo, nel transetto a destra. Realizzato in marmi policromi riproduce lo schema della facciata laterale della cattedrale. Sant’Oronzo è rappresentato al centro in una bella tela del gallipolino Giovanni Andrea Coppola, ai lati le statue di San Giusto e San Fortunato. Durante la festa di Sant’Oronzo, a fine agosto, la tela viene coperta per essere sostituita da tre statue d’argento che rappresentano i tre patroni.
Della fabbrica originaria rimane solo la cripta, dedicata alla Madonna della Scala, ricostruita ai primi del Cinquecento su un corpo medievale. È divisa in tre navate da 92 colonne dal fusto liscio e i capitelli figurati.

 

Il Campanile

Lo Zimbalo ricostruisce anche il Campanile, collocandolo sul lato sinistro della piazza. Simbolo dell’egemonia leccese sul territorio, è alto 72 metri. È formato da cinque piani rastremati tutti circondati da una balaustra in pietra leccese. La parte più alta presenta una cupola maiolicata sulla quale è fissata una banderuola con l’effige di Sant’Oronzo. In origine il campanile era normalmente collocato a lato della facciata principale, ma Zimbalo decise di spostarlo per dare un maggiore impatto scenografico alla piazza.

Episcopio

A destra del Duomo troviamo l’Episcopio (palazzo Vescovile), ricostruito nel 1632, su un precedente edificio quattrocentesco, e modificato nel 1758 da Emanuele Manieri su decisione del vescovo Alfonso Sozy-Carafa. L’edificio è a forma di L e si sviluppa su tre livelli con un ingresso monumentale sul quale al secondo ordine vi sono tre nicchie, con al centro la statua della Vergine e sul fastigio un orologio, là collocato nel 1761, opera di Domenico Panico. Molto suggestiva la loggetta che corre al primo piano, che poggia su un basamento bugnato liscio, delimitata da ampie arcate intercalate da colonne tuscaniche.

Seminario

Sulla destra entrando nella piazza, dove prima vi erano botteghe, troviamo il Palazzo del Seminario, una delle opere più significative del barocco leccese. È opera di Giuseppe Cino il quale realizzò l’intero complesso, su commissione del vescovo Michele Pignatelli, fra il 1694 e il 1709, anno in cui fu inaugurato. All’epoca la costruzione fu salutata come una delle meraviglie del mondo tanto è raffinato e armonioso il prospetto realizzato con cura dalle maestranze locali che eseguirono l’opera. Il bugnato liscio, che fa da sfondo, è inframmezzato da cinque lesene e da quattro finestre per lato disposte su due file rispetto al portale. Tutte le finestre sono elegantemente incorniciate. Il portone di ingresso, molto ampio, è sovrastato da una loggetta a tre archi che poggia su mensole, anche queste ricchissime di decorazioni, in mezzo alle quali vi è lo stemma dei Pignatelli. Il piano attico, posteriore, fu costruito nel 1729 su commissione di un altro vescovo, Fabrizio Pignatelli, da Emanuele Manieri. Molto interessante, nell’atrio del palazzo, il pozzetto barocco, opera sempre del Cino: tra animali marini, fiori, grappoli di melograno, puttini, è collocata, sulla sommità dell’arco, la statua di Sant’Irene.

Museo Diocesano di Arte Sacra

Ospitato, oggi, presso il Palazzo del Seminario
Nel 1761 vengono costruiti i due palazzi gemelli ai lati del cortile, che viene aperto alla città tramite la sostituzione della porta d’accesso con i Propilei. Opera di Emanuele Manieri, questa struttura fiancheggia l’ingresso, mentre le statue che la sovrastano, raffiguranti Sant’Oronzo, Sant’Irene, Santa Venera e Padri della Chiesa, quasi sorvegliano e proteggono chi entra all’interno dello spazio sacro.

CURIOSITA’: Si racconta che, a causa di un’epidemia di peste che stava devastando il Salento, i leccesi si rivolsero a questo Santo, a loro caro essendo un martire locale, e costui fermò la peste al di fuori di Lecce. Così infatti lo vediamo rappresentato nell’iconografia tipica leccese, come si può osservare in una bella tela di Giuseppe da Brindisi collocata all’interno della cattedrale, nel centro del soffitto.

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